Bambini che si comportano da tiranni e genitori in difficoltà

di Silvana Russo, psicologa e psicoterapeuta

Luigi, un bimbo di soli tre anni, riesce a svincolarsi dalla mano della mamma e raggiunge correndo pieno di vita l’altra parte della strada. Tutto bene, per fortuna! Sonia ne ha invece cinque di anni e chiede urlando che vuole andare a casa di Marzia dopo i giardini. Ugo arriva dai nonni per il pasto domenicale  dai nonni. Dalla strada, si sente la sua voce che, urlando, chiama i nonni raccontando loro che cosa sta portando nelle mani e cosa vuole fare. Tre casi diversi e di diversa importanza, ma un dato gli accomuna. I genitori presenti permettono ai bambini di confermare un certo comportamento e non li facilitano a comprendere modalità di azione e di relazione più adeguate.

Voi che ne pensate? Vi siete mai trovati in una di queste situazioni?

Molti autori si sono impegnati a spiegare ai genitori come svolgere al meglio il loro compito, ma pochi di essi hanno spiegato il PERCHÉ, sempre di più, sono diffusi fra i nostri piccoli comportamenti che prima erano impensabili. Non ha niente a che vedere con l’intelligenza, chiaramente, nel senso che i bimbi di oggi lo sono di più e quelli di qualche decennio fa non lo erano. I nostri comportamenti sono anche frutto dei cambiamenti socio-culturali che ci circondano. Le regole sociali cambiano, così pure le nostre abitudini. Era impensabile trenta anni fa vedere per strada un bambino o ragazzino che dopo aver alzato la voce non riceveva qualche rimprovero. La sensazione, a volte, quando incontro genitori che si rivolgono a me per ripristinare un livello più che accettabile di convivenza in casa o per meglio gestire bambini in preda alla tirannia è che questi genitori siano paralizzati.

Paralizzati da cosa? Paralizzati da credenze e consuetudini che nel tempo si sono consolidate

Giovanni e Laura si sono rivolti a me perché il loro figlio minore sia a scuola che a casa ha comportamenti che sono fuori dal controllo degli adulti. Chiaramente non stiamo parlando del classico bambino vivace, questa è un’altra faccenda.

Simone, ha sette anni, e mi guarda con aria di sfida quando entra nel mio studio. Io gli faccio capire che non sono molto interessata a lui ma ai suoi genitori, pur essendo con lui molto gentile e invitandolo a fare conoscenza con i molti giochi e libri presenti nella stanza. Si rivolge a sua madre e urlandole in malo modo le dice: “Dammi il cellulare!” La mamma immediatamente mette le mani nella borsa e glielo porge. Inizia a giocare isolandosi totalmente dal contesto. Ma dopo un po’, come risvegliatosi da uno stato di trance, senza guardare nessuno, urla che vuole andare via ed apre la porta dello studio. Osservando l’imbarazzo dei genitori intervengo rivolgendomi a Simone affermando che capisco il suo disappunto, ma che avrei molto piacere ad avere il suo parere su alcune idee.

Così scrive David Walsh nella premessa al libro Digli di no, fallo per lui! di Clarke, Dawson e Bredehoft: “Il problema dell’eccessiva indulgenza è che lede uno dei valori di cui i nostri figli hanno piùbisogno l’autodisciplina. Se i nostri figli ottengono ciò che vogliono, come possono imparare a superare la DELUSIONE? Come possiamo pretendere che mettano le esigenze di un altro davanti alle loro? Come fanno a imparare a rimandare la gratificazione? Perché mai dovrebbero accontentarsi di quello che hanno? L’eccesso di indulgenza non solo prosciuga il nostro conto in banca, ma può anche limitare le chance che i nostri figli hanno di diventare degli adulti sani e felici.” In altre parole il figlio che cresce senza regole precise non sa dove andare, prima è un figlio smarrito poi un adulto insicuro.Tutti noi abbiamo bisogno di una guida sicura che ci aiuti a intraprendere una strada anziché un’altra per poi poter rivalutare e ponderare altri percorsi.

In uno studio di Maccoby e Martin vennero individuati quattro stili di parenting:

bambini che si comportano da tiranniIndulgente, autoritario, autorevole, disimpegnato. I genitori autorevoli sono sia richiedenti, sia responsivi. Essi monitorano i comportamenti del bambino, definiscono norme chiare, si mostrano assertivi senza essere intrusivi o restrittivi e tendono a ricorrere a metodi educativi che sono solidali, piuttosto che punitivi. I figli di tali educazione sviluppano nel tempo senso critico, assertività, e senso di responsabilità. 

La nostra storia insegna e ci mostra come in uno specchio l’avvicendarsi di periodi nei quali i modelli educativi erano talvolta autoritari, indulgenti o disimpegnati. Il modello educativo dell’autorevolezza comporta che l’adulto genitore si interroghi sul ruolo della sua responsabilità nei confronti della generazione successiva. A seconda dell’età dei nostri figli bisogna intervenire con modalità differenti.

Con i bambini più piccoli, regole non negoziabili

In bimbi piccoli le regole non possono essere negoziabili. Ai genitori di Luigi, Sonia e Ugo dopo un attenta valutazione di quali fossero gli ostacoli interiori a imporre limiti certi o regole chiare suggerii di provare per due settimane ad introdurre poche regole ma chiare. Dopo un po’ di tempo di pratica i bambini si sentirono supportati, meno tesi, più fiduciosi. Ciò non vuole dire che Luigi, Sonia e Ugo non si sentiranno irritati e frustrati ma impareranno nel tempo ad autoregolare le proprie emozioni.

Con i bambini più grandi e i ragazzi, alternanza delle regole non negoziabili con quelle negoziabili

Con i più grandicelli il consiglio è quello di intervallare alle regole non negoziabili quelle negoziabili. I bambini/ragazzi si sentono rispettati, ascoltati, importanti, intelligenti e amati. L’allenamento alrispetto delle regole non negoziabili gli permetteranno di crescere e ad imparare ad affrontare le cose per quello che sono realmente.Un’immagine che mi piace particolarmente è quella della griglia. In adolescenza molti schemi e apprendimenti restano sospesi quasi come se stessimo osservando un intervallo fra il primo ed il secondo tempo di un film. La griglia è ciò che conosco, è il porto sicuro al quale fare ritorno, la griglia si trova nelle fondamenta della mia personalità. Ma quando non c’è? Dove volgo il mio sguardo alla ricerca di un po’ di fiducia? A quale struttura razionale ed emotiva nel contempo appoggiarmi?

Immaginate.

Giovanni e Laura ritrovarono dopo soli due mesi la serenità perduta da tempo e il loro figlioricominciò a sentirsi meglio anche a scuola. Con Simone ho tutt’ora un rapporto speciale. Mi racconta molte delle sue esperienze scolastiche edi gioco. E proprio nel gioco ha imparato a poter condividere in allegria pomeriggi con i suoi amici.

Ognuno di noi ha gli strumenti per essere un genitore, per dirla con Winnicott, sufficientemente buono! Forza!

Per un consiglio, un consulto, dubbi relativi ai vostri bambini e ragazzu, potete consultare Silvana Russo:

 

SilvanaDott.ssa Silvana Russo – Psicologa, Psicoterapeutacell. 346.3531165

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